venerdì 22 maggio 2020

Sul vocabolo Umbri/Ombri e la lingua degli antichi Liguri

I Latini chiamarono Vmbrī una nazione indeuropea abitante nell’Italia centrale, la cui lingua ci è nota soprattutto dalle Tavole iguvine. Come costoro nominassero sé stessi non ci è dato sapere: il nome latino viene dal greco Ὄμβροι oppure Ὀμβρικοί, accostato al sostantivo ὄμβρος che signfica "temporale" e corrisponde al latino imber, imbris. L’etimologia di questa parola è discussa: Paul Kretschmer, seguito da Gabriele Devoto, ritenne la base Umru- non indeuropea, e credette di ravvisarne un legame col termine che designa l’ambra (il latino mediano ambar, ambaris viene dall’arabo canbar عنبر). Secondo Kretschmer, inoltre, essa può essere congiunta sia col toponimo inglese Northumbria e col potamonimo Humber, sia coll’etnonimo Ἄμβρωνες, che Plutarco citò a proposito d’una popolazione germanica la quale nel II secolo a.C. viveva tralle isole Frisone e la terra degli Iuti, confinando coi Cimbri, il cui nome palesa una certa qual consonanza, ed i Tèutoni.
I Cimbri ed i Teutoni, cui s’aggiunsero, secondo la sola testimonianza di Plutarco, gli stessi Ambroni, compirono grandi scorrerie in Europa, fino a quando, dopo alcune vittorie, nel 102 alle Acque Sestie non furono sconfitti dai Romani e, quasi sterminati da Gaio Mario, ricacciati lontano. Questi popoli erano considerati Germani e nemici dei Celti, i quali con Roma s’allearono contro di loro: se sull’origine germanica de’ Teutoni havvi pochi dubbî, in quanto ai Cimbri si puote imaginare perlomeno una mescolanza coi Celti, sia pella somiglianza col nome dei Gallesi (Cymru) sia pel nome del loro capo Boiorige, evidentemente celtico; per quanto concerne gli Ambroni, va detto che il prefisso Amb- è molto comune negli idiomi celtici.
Plutarco (Vita di Mario, 10, 5-6) racconta un fatto strano: prima dell’inizio della grande battaglia succitata, gli Ambroni, com’era costume delle nazioni celtiche, urlarono ripetutamente il loro nome, ed i Liguri ausiliarî dei Romani, sorpresi nell’udire un nome etnico uguale al proprio, risposero col medesimo grido. Ciò induce a pensare ad un’origine comune, o almeno ad un legame seriore, piú che ad un caso d’omonimia.
Lo spostamento geografico d’un toponimo non è un fatto sorprendente, anzi è consueto nella storia: si pensi, per quanto riguarda la sola area italica, alla Iapigia, corrispondente all’odierna regione amministrativa denominata Puglia, che fu abitata dalle tribú illiriche dei Dauni, Peucezî e Messapî, i quali vissero nella parte meridionale. Da costoro il Salento fu poi chiamato proprio Messāpia, quindi prese il nome di Calabria, mentre Sālentīnī furono detti gli abitanti della sola zona di Leuca; nel frattempo la parte settentrionale, in cui s’era diffusa la lingua osca, assunse il nome di Āpūlia. In quella che oggi è appellata Calabria, d’altro canto, vivevano i Bruttiī o Brettiī, che non avevan neinte che fare col moderno Abruzzo, ma era ivi fors’anche una contrada anticamente detta Italia, la sorte del qual nome non abbisogna di troppe parole.
Or bene di recente ha dimostrato Adolfo Zavaroni che gli antichi abitanti del Frignano, ritenuti Liguri già da Tito Livio (XXXIX, 2), nominavano sé stessi Ombri od Umbri secondo le diverse tribú: parlavano la medesima lingua delle iscrizioni ritrovate in un’area vasta che abbraccia anche l’antica Liguria e l’Appennino tosco-emiliano, pertanto possono essere veramente considerati Liguri. Se poi si considera che, a parte lo strano cane da caccia che Virgilio (Eneide, XII, 753) chiama proprio umber, come riferisce Plinio il Vecchio (VIII, 199) in latino umber, umbrī significa "incrocio di capra e pecora, caprone, pecorone", verosimilmente legato a ibrida attraverso iber e imbrum (citati da Ernout e Meillet), il significato di una divinità cornuta della natura appare plausibile, come osserva Zavaroni, paragonandola al Tuisto germanico: precisamente un eroe eponimo, in seguito venerato e poi deificato sotto forma di caprone; le corna, d’altra parte, sono note esser ornamento dell’elmo ligure del II secolo a.C. 
Che gli Umbri/Ombri vivessero in un’ampia parte della Penisola Italica settetrionale, almeno nel V secolo a.C., è testimoniato dallo storiografo Erodoto, il quale, usando il suddetto vocabolo Ὀμβρικοί (e non Λίγυες) in due passi delle sue Storie (I, 94, 6; IV, 49, 2) li distinse dai Celti e dagli Etruschi, detti anche Tirreni o Tirseni (dal nome del figlio del loro primo re) ed emigrati dalla Lidia.
Coloro che dagli antichi Romani erano chiamati Ligurēs, e dai greci Λίγυες, in nessun’altra delle fonti antiche ha tramandato un endoetnonimo: la radice del vocabolo greco-romano pare essere Ligus-, come si ricava dal nominativo Ligus e dall’aggettivo Ligusticus e Ligustīnus, o forse Ligusc-, come l’aggettivo Liguscus tramandato da Varrone pare indicare. L’etimologia è ignota: s’è ravvisato il morfema -sc- presente nei vocaboli basco e guascone, di medesima origine, ed etrusco, e ciò potrebbe indurre a pensare ad un’origine preindeuropea; Lig- d’altro canto è presente nel gallico *liga "fango, limo", donde Liger "Loira": qui si torna in ambito celtico, e in quanto a ciò ben si conoscono i rapporti stretti, anzi perfino fenomeni di mescolanza, tra Liguri e Celti in epoca romana.
Gli antichi Liguri, secondo gli storiografi greci, occuparono un vastissimo spazio in Europa, compreso fra la fascia costiera della Spagna meridionale insino al fiume Arno in Toscana. Secondo la mitologia greca il loro re maggiormente noto fu Cicno, ossia il Cigno, ed un elmo con l’effigie del cigno, già citata nel suo poema da Virgilio circa Cupavone (X, 185 e seguenti) di quegli successore, è testimoniato da ritrovamenti archeologici.
Che il termine Liguri sia estraneo agli usi della Liguria storica è dimostrato anche dal fatto che nell’idioma locale neolatino gli abitanti chiamano sé stessi Zenéixi, e zenéize la lingua, mentre il nome Lígyri, anche nella forma ligurizzata Liggyi, siccome lo stesso toponimo Ligyria sono tutti cultismi letterarî. Nella formazione di codesta lingua neolatina, inoltre, fu notevole l’apportamento del celtico cisalpino: anche qui si conferma lo stretto legame tra Liguri e Celti.
Si puote dunque supporre, secondo me, che con tale etnonimo siano state designate nazioni differenti, ed esso abbia assunto una valenza talvolta geografica piú che rigorosamente etnica: una o piú popolazioni mediterranee preindeuropee potrebbero essere state chiamate Liguri, e poscia, in virtú delle terre da costoro abitate, può darsi che abbia assunto tale esoetnonimo, ad opera di altre nazioni come appunto i Greci e i Latini, un’etnia indeuropea parlante l’idioma da pochi anni interpretato dopo la scoperta delle iscrizioni su pietra.
Questo ligure indeuropeo degli Umbri/Ombri fu dunque parlato tra la Liguria storica, l’Appennino ligure e l’Appennino tosco-emiliano: in particolar modo si sono avuti finora ritrovamenti lapidei nel parco dei Beigua, tralle province di Savona e Genova; in provincia di La Spezia; nell’Appennino reggiano; nel Frignano e nell’Appennino modenese; nell’Appennino pistoiese; in Garfagnana e nell’Appennino lucchese; nell’Alpi Apuane. In quest’ultima zona l’antico idioma potrebbe esser vissuto fino al X o XI secolo d.C., giacché il codice Pelavicino dà notizia d’una strana parlata delle genti di quelle valli in tale tempo: sarebbe la piú lunga sopravvivenza d’una lingua italica prelatina.
Codesto antico ligure va collocato tra le lingue indeuropee italiche orientali, insieme coll’umbro delle suddette tavole, l’osco ed altri idiomi meno noti; il latino, il venetico e il siculo appartengono al gruppo delle lingue italiche occidentali. Queste mostrano maggiore vicinanza alle lingue celtiche goideliche, quelle somigliano maggiormente alle lingue celtiche brittoniche.
Dalle iscrizioni ritrovate, numerose soprattutto nel Frignano, la di cui morfologia mostra affinità eziandio col gallico continentale e col leponzio, si deduce l’esistenza d’una forte coscienza nazionale, pur disgiunta da una salda unione politica delle varie tribú: per designare la causa nazionale e la cosa pubblica fu incisa la locuzione OMBRA RES, antenata, a ben vedere, della gloriosa Repýbbrica de Zena.
Posto che, come la maggior parte di glottologi, storiografi ed archeologi suppone, prima dell’arrivo degl’Indeuropei (che sien giunti a ondate ovvero a lente infiltrazioni) la Penisola Italica s’usassero lingue di diverse famiglie, forniscono oggidí documenti soltanto tre idiomi li quali non indeuropei paion da definirsi: l’enigmatica lingua della stele di Novilara (frazione di Pesaro), e, quasi certamente, l’etrusco e il retico, due favelle tra loro imparentate. 

 

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