sabato 5 febbraio 2022

Proposta d’ortografia ligure

 

Grafia e fonologia della lingua ligure


L’alfabeto a caratteri latini che qui si è adottato per la scrittura della lingua ligure, basata sul genovese letterario moderno non vernacolare, si compone di trentuno lettere: a, æ, b, c, č, d, e, f, g, ǧ, h, i, j, l, m, n, ň, o, œ, p, q, r, s, š, t, u, v, x, y, z. Non sono usate le seguenti lettere dell’alfabeto latino: k, w. Si hanno trentaquattro unità grafematiche, poiché tre di esse si compongono di due lettera.


Ecco i trentuno simboli, tutti già impiegati nella letteratura ligure, ed i loro regolari valori fonematici:

A a = /a/; tonico in penultima sillaba aperta davanti a consonante /a:/

 â = /a:/

Æ æ = /ɛ:/, con l’allofono /æ:/, che rappresenta la pronunzia antica ed oggi è poco diffuso; /ɛ/ in sillaba chiusa davanti a nh, sempre con l’allofono /æ/

B b = /b/

C c davanti ad a/o/u/y e consonante = /k/; davanti a e/i = /ʧ/

Č č = /ʧ/ (usato soltanto davanti ad a/o/u/y)

D d = /d/

E e = /e/; tonico in penultima sillaba aperta davanti a consonante /e:/; davanti a r in sillaba chiusa /ɛ/

Ê ê = /e:/

È è = /ɛ/ , sempre tonico, in parole che non hanno mai ammesso l’allofono /æ/

F f = /f/

G g davanti ad a/o/u/y e consonante = /g/; davanti a e/i = /ʤ/; davanti a u e vocale = /gw/

Ǧ ǧ = /ʤ/ (usato soltanto davanti ad a/o/u/y)

I i = /i/; tonico in penultima sillaba aperta davanti a consonante /i:/; atono davanti a vocale = /j/

Î î = /i:/

J j = /j/ (è usato di solito in posizione intervocalica)

L l = /l/

M m = /m/

N n = /n/; davanti a consonate = /ŋ/

Ň ň = /ɲ/

O o = /ɔ/; tonico in penultima sillaba aperta davanti a consonante /ɔ:/

Ô ô = /ɔ:/

Œ œ = /ø:/; tonico in sillaba chiusa /ø/

P p = /p/

Q q usato soltanto davanti a u, seguita da vocale, pel gruppo /kw/

R r = /r/

S s = /s/

Š š = /ʃ/

T t = /t/

U u = /u/; tonico in penultima sillaba aperta davanti a consonante /u:/; atono davanti a vocale, e nei gruppi qu e gu seguiti da vocale = /w/

Û û = /u:/

V v = /v/

X x = /ʒ/

Y y = /y/; tonico in penultima sillaba aperta davanti a consonante /y:/; atono davanti a vocale /ɥ/

Ŷ ŷ = /y:/

Z z = /z/


Digrammi:

ch = /k/ (è usato soltanto davanti a e/i)

gh = /g/ (è usato soltanto davanti a e/i)

nh = /ŋ/ (è usato soltanto dopo vocale breve e precede sempre una vocale), come in lynha ʻlunaʼ


Per esprimere alcuni gruppi consonantici particolari, si hanno inoltre i seguenti digrammi:

šč = /ʃ/ + /ʧ/ (davanti ad a/o/u/y), come in mešču ʻ(io) mischioʼ

šc /ʃ/ + /ʧ/ (davanti a e/i) come in mešcemmu ʻ(noi) mischiamoʼ


Note:

La lettera h è priva di suono e, fuorché in alcune esclamazioni, è scritta dopo le lettere c/d/g/n, con cui compone digrammi. Truovasi a cominciamento di parola solo in esclamazioni (hai, hoi).

la lettera j si usa anche nel dittongo œj, come in rœjtu ʻruttoʼ, giacché sul segno composto œj non segnasi accento.

La lettera w, parallelamente all’altra approssimante j, potrebbe essere usata per rappresentare /w/, che risulta essere un poco diffuso allofono combinatorio di ô: essa lettera è però estranea alla grafia ligure e non sembra necessario servirsene, dunque per un vocabolo quale tôa ʻtavolaʼ le varianti locali saranno scritte tôua (non *towa) e tòua (non *towwa); d’altra parte òua (non *owwa) rappresenta la piú consueta variante di ôa ʻadessoʼ. Per quanto riguarda il verbo louâ, la grafia dell’indicativo presente sarà dunque lòu, ti lòui, u lòua ecc.


Simboli sostitutivi per tastiere italiane

Giacché le tastiere italiane (e invero anche quelle impostate per le principali lingue ufficiali europee) non contengono i suddetti simboli recanti segni diacritici, i quali vanno aggiunti con ispecifica procedura, se si scrive velocemente questi si possono cosí sostituire:

le vocali lunghe mediante raddoppiamento: aa, ee, ii, oo, uu, yy;

le vocali mediane æ/œ mediante la separazione degli elementi: ae, oe;

le consonanti prepalatali e palatali con l’aggiunta di j: cj, gj, nj, sj, sjcj/sjc; in caso di consonante intensa: ccj, ggj eccetera. Dunque russji = rušši, ʻrossiʼ, sjcjoeppu = ščœppu ʻfucileʼ, anju = aňu ʻragnoʼ, mesjcemmu = mešcemmu.

Quando per le vocali lunghe si adotta questa grafia1 con la lettera doppia, le vocali uguali formanti iato, le quali richiederebbono la dieresi sed essa si trovasse nella tastiera stessa, sono rispettivamente in ultima posizione ovvero prima della vocale segnata con l’accento: sigàaa /siˈga:a/ = sigâa ʻcicalaʼ, saàa /saˈa:/ = saâ ʻsalareʼ; con dieresi sigàaä e säàa, senza dimenticare però che a Genova la pronunzia s’è semplificata in sigâ e sâ.


Trattino

Il trattino puote a ragione essere adoperato in parole composte: šacca-pigœggi ʻschiacciapidocchîʼ (ossia pollice), lecca-murtâ ʻleccamortaioʼ (ossia dito indice). Se non usasi il trattino, la grafia muta: šacapigœggi, lecamurtâ.


Accento


L’accento tonico, quando è segnato, è acuto su e/i/u/y/ (chiuse), grave su a/o (aperte).

Le parole liguri sono prevalentemente piane, ma sono di solito toniche quando finiscono in -n: l’accento in tali casi non si segna, come in savatin o sâtin /sa:ˈtiŋ/ ʻciabattinoʼ2.

La vocale lunga che, posta in penultima sillaba, sia seguita da vocale costituendo iato, prende l’accento circonflesso: câu; se invece la vocale tonica è æ/œ l’accento non si segna: ciæu. Se non c’è iato la vocale lunga non abbisogna dell’accento circonflesso: godu ʻ(io) godoʼ; l’accento circonflesso ritorna nelle forme sdrucciole: gôdimmu ʻgodiamoʼ.

Le vocali æ ed œ di solito sono toniche, dunque su di esse non si segna nessun accento: se non sono toniche, l’accento si segna obbligatoriamente sulla vocale accentata, dovunque essa si truovi, come stranbælún /stranbæˈluŋ/ ʻtraballoneʼ, mentre vœan /ˈvø:aŋ/ ʻ(essi) voglionoʼ vede la vocale mediana, come di consueto, tonica; la parola ganœffanu ʻgarofanoʼ è sdrucciola.

Se una parola è sdrucciola, ovvero è piana ma terminante in -n, l’accento si segna, tranne che su æ/œ.

Se una parola è tronca, l’accento si segna (eccezion fatta per i monosillabi), ma quando la vocale dell’ultima sillaba è lunga, essa prende sempre l’accento circonflesso, necessario per l’espressione della durata di essa vocale, coincidendo dunque il segno circonflesso coll’acento intensivo: lo circonflesso di per sé indica infatti vocale lunga, non sillaba tonica. Ogni qual volta si truovi accento circonflesso nell’ultima sillaba, questa è tonica, come in sâtâ /sa:ˈta:/ ʻsaltareʼ.


Prima della vocale finale, i/u, quando sono approssimanti o puri segni grafici, nel computo sillabico non valgono mai come una sillaba, dunque carottua /kaˈrɔtwa/, chigœmmou /kiˈgœmou/ e sellou /ˈselou/ scrivonsi senza accento, giacché la parola è piana. Piana è anche siòula, ma qui segniamo l’accento per la presenza d’un gruppo vocalico complesso, tipo che sarà spiegato nelle righe successive.





Fonologia


Il sistema fonologico ligure si compone di trentuno fonemi.

Le vocali sono nove se si considera l’opposizione fonematica fra u rè /rɛ/ e a ræ /ræ:/, nella quale la differenza non è soltanto di durata ma anche di timbro; quando la vecchia /æ/, che forse una volta fu lunga anche davanti a nh (come in fænha ‘farina’) risulta abbandonata, le vocali restano otto; circa il precedente esempio, va inoltre rammentato che la tendenza genovese è l’autentica omofonia, a causa dell’abbreviamento di a ræ in /rɛ/.

Le consonanti sono ventitré, di cui tre approssimanti3. Le consonanti sono tutte scempie o intense, ma /ʒ/, rappresentata col grafema x, è intensa soltanto in parole sdrucciole dopo vocale tonica: fíxxica ʻfisicaʼ; nhn e scc(i) non sono mai precedute da vocale lunga.

Le intense in verità non hanno durata doppia di quella delle scempie, ma il loro lieve rafforzamento serve per tenere brieve la vocale precedente; in posizione non tonica, peraltro, anche le vocali seguite da consonante scempie non s’allungano, e infatti, quando sono lunghe, su di esse si pone l’accento circonflesso.

Va trattata specificamente la questione delle consonanti scritte doppie. Taluni pensano che, laddove la vocale tonica sia sempre breve nel corpo della flessione, sia opportuno mantenere la grafia raddoppiata anche in posizione postonica, non tanto per ragioni etimologiche4, ma per facilitare la pronunzia delle forme aventi consonante doppia pretonica: se si scrive pittemmu ʻbecchiamoʼ anzi che pitemmu, è piú facile ricavarne pittu di prima persona singolare; si considerino ancora, col significato di ʻaccoppiareʼ, acubbiâ e acubiâ: questa grafia sarebbe piú vicina alla pronunzia effettiva, quella permetterebbe di ricavare forme come acobbiu ʻ(io) accoppioʼ. D’altra parte, per evitare errori, basta che nel vocabolario si scriva tale importante indicazione dando la prima o le prime due persone dell’indicativo presente: dunque, per esempio, verbo pitâ (pittu, ti pitti ecc.).

Quando invece tali consonanti sono soltanto postoniche, di là dall’etimologia scriveransi bene sempre scempie: pušíbbile, inprešun, nasiun ecc.



Dittonghi, trittonghi e tetrattonghi


Il concetto di dittongo è problematico, dunque qui per semplicità indichiamo varie combinazioni, a partire da esempî italiani, intendendo per "ap" l’approssimante, "vo" l’autentica vocale e "va" la vocale d’appoggio: in ieri si ha "ap-vo", in poi "vo-va", in aiuola "ap-ap-vo", in miei "ap-vo-va". Questi quattro tipi trovano corrispondenza nelle voci liguri ueǧa, vài, šiguiemu ʻfischieremoʼ e parliéi ʻparlereteʼ; ad essi aggiungesi il tipo "ap-ap-vo-va", che troviamo in parole come šiguiéi ʻfischiereteʼ, turniuéi ʻtornitoriʼ, e, in fonetica sintattica, i uéive ʻle oliveʼ

Gli autentici dittonghi, ossia quelli discendenti del tipo "vo-va" suddetto, sono cinque: ài, éi, œj, ýi, òu. In essi la vocale tonica è sempre brieve.



Fonetica sintattica


I principali fenomeni di fonetica sintattica si hanno con i pronomi personali enclitici: pòrtimou ! < porta-me-lu ʻportamelo!ʼ, píggitou ! < piǧǧa-te-lu ʻprenditelo!ʼ, vendéinou ! < vendéi-ne-lu ʻvendetecelo!ʼ, sentivou ! < sentî-ve-lu ʻsentitevelo!ʼ.

Come si vede, spesso la caduta di l intervocalico dà luogo ai dittonghi instabili au/eu: ch’òu manǧa < che u u manǧa ʻche lo mangiaʼ (ma ch’u manǧa < che u manǧa ʻche mangiaʼ), òu boscu < a u boscu ʻal boscoʼ.



1Grafia a mio parere ammissibile soltanto per la ragione sopra esposta, che però non è cosa di poco conto.

2Evidentemente preceduto dall’antica forma *savatinu/sâtinu, parola piana.

3Dette anche semivocali o semiconsonanti.

4In verità talune varietà locali mostrano una pronunzia che puote ritenersi senz’altro intensa.

Pe Zena 777 cû néigru cun ZENA